Per comprendere perché la tavola occupi un posto così speciale nell’arte di vivere all’italiana, Giulia, di Itinerari Blog, ci invita a ripercorrere il filo della storia, da Boccaccio all’UNESCO, alla scoperta di una convivialità profondamente radicata nella cultura italiana.
Sommario
Da Boccaccio all'UNESCO, l'arte della tavola e l'arte di vivere sono strettamente legate in Italia.
Se l'UNESCO ha deciso di inserire la gastronomia italiana nella «Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità», è perché presenta caratteristiche uniche. L'accento è sicuramente posto sull’«utilizzo di materie prime e di tecniche artigianali per la preparazione degli alimenti», ma anche su un altro aspetto di pari importanza.
Il secondo pilastro di questa scelta è infatti: «Si tratta di un’attività condivisa che pone l’accento sull’intimità con il cibo, sul rispetto degli ingredienti e sui momenti condivisi attorno alla tavola».
La convivialità è quindi uno dei protagonisti principali della cultura gastronomica italiana e costituisce un pilastro fondamentale della cultura italiana.
Boccaccio, nel Medioevo, parlava già di convivialità
È possibile risalire molto indietro nel tempo per trovare tracce di questo modo di concepire la gastronomia. È già presente in maniera significativa nell'opera di Boccaccio. Come afferma Giulia Parma, post-dottoranda nell’ambito del progetto ERC AGRELITA presso l’Università di Caen Normandie, «numerose novelle del Decameron descrivono scene di pasti, spesso collettivi, o di cucina…
I membri della «brigata» che raccontano e ascoltano le novelle si dedicano anch’essi quotidianamente a questa attività, durante i dieci giorni del loro soggiorno nella campagna fiorentina... Hanno il difficile compito di rifondare una civiltà sana e ordinata, offrendo così un modello di vita felice ed equilibrata... In questo senso, il cibo e le bevande che accompagnano i loro pasti, consumati sempre con moderazione, costituiscono un regime, uno di quei rimedi terreni che possono condurre alla guarigione attraverso il piacere.»
La tavola come luogo salvifico e, allo stesso tempo, quotidiano. La convivialità come momento di scambio e di benessere, fisico e mentale.
Non siamo poi così lontani dalla descrizione dell’UNESCO: «Questa pratica favorisce così l’inclusione sociale, promuovendo al contempo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e tra le generazioni.»
La tavola come luogo privilegiato di scambio
Storicamente, questa dimensione attribuita al cibo come momento privilegiato di scambio e di relazione interpersonale è sempre stata presente nella quotidianità della tavola italiana.
Ancora oggi, invitare gli amici a cena a casa è un momento sociale di grande importanza, anche se le preparazioni sono diventate più semplici e le apparecchiature della tavola meno formali. Ciò che rimane una costante è il desiderio di accogliere nella propria casa le persone che amiamo e far trascorrere loro un momento piacevole.
Da Rossini a Camilleri, l’arte e l’arte della tavola si incontrano
Del resto, come diceva il grande musicista Gioacchino Rossini: «Mangiare, amare, cantare e digerire sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita».
Nel suo libro «La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene: igiene, economia, buon gusto», Pellegrino Artusi attribuisce grande importanza alla convivialità. Da tempo, il suo libro è considerato un pilastro della letteratura gastronomica italiana, con una particolare attenzione alla tradizione culinaria familiare. E non è un caso che affermi: «La migliore salsa che possiate offrire ai vostri invitati è un buon viso e una schietta cordialità». Non è certo la frase che ci si aspetterebbe per introdurre le ricette delle salse in un libro di cucina!
Per citare Andrea Camilleri, che oltre ad amare la scrittura amava anche la gastronomia: «Il nostro compito storico è di saper stare insieme a tavola. Non basta mangiare: pace vuol dire mangiare con gli altri».
Il progetto Slow Food
Non è quindi un caso che proprio in Italia sia nato nel 1989 il movimento Slow Food, su iniziativa di Carlo Petrini, il cui manifesto si intitola «Buono, Pulito e Giusto». Il tempo, il rispetto per l’ambiente e la salute, le relazioni umane: tutto questo è al centro dell’azione di Slow Food.
È quindi possibile affermare che dall’antichità ai giorni nostri, la convivialità sia una componente essenziale dell’arte di vivere all’italiana. Attorno a una tavola, naturalmente, si può mangiare, ma anche conversare e persino discutere! Tutto ciò che fa parte delle relazioni umane trova il proprio spazio attorno alla tavola. E preferibilmente attorno a una tavola familiare, accogliente e calorosa.
Risorse
Questa espressione di fusione culturale e sociale legata alle abitudini alimentari è associata all’utilizzo di materie prime e di tecniche artigianali per la preparazione degli alimenti. Si tratta di un’attività condivisa che mette al centro il rapporto con il cibo, il rispetto degli ingredienti e i momenti trascorsi insieme attorno alla tavola. Questa pratica si basa su ricette antispreco e sulla trasmissione di sapori, competenze e ricordi da una generazione all’altra. È un modo per avvicinarsi alla famiglia e alla comunità, sia a casa che a scuola, così come durante festival, cerimonie e occasioni di incontro sociale. Persone di tutte le età e di ogni genere vi partecipano, scambiandosi ricette, consigli e storie, mentre spesso sono i nonni a trasmettere ai nipoti le ricette dei piatti tradizionali. Le conoscenze e le competenze legate a questo elemento vengono trasmesse informalmente all’interno delle famiglie e formalmente nelle scuole e nelle università.
Oltre a cucinare, i praticanti considerano questo elemento un modo per prendersi cura di sé e degli altri, esprimere il proprio amore e riscoprire le proprie radici culturali. Permette alle comunità di condividere la propria storia e di raccontare il mondo che le circonda. Contribuisce inoltre alla salvaguardia di specifiche espressioni culturali, come la lingua e i gesti. Questa pratica favorisce così l’inclusione sociale, promuovendo al contempo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e tra le generazioni. Rafforza inoltre i legami, incoraggia la condivisione e alimenta il senso di appartenenza.
«La migliore salsa che possiate offrire ai vostri invitati è un buon viso e una schietta cordialità. Nel pranzo, che è il pasto principale della giornata e, direi, quasi una festa di famiglia…»
«Mangiare, amare, cantare e digerire sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita.»
«Il nostro compito storico è di saper stare insieme a tavola. Non basta mangiare: pace vuol dire mangiare con gli altri.»
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