Claude, del blog Tablonomie, oggi ci accoglie nella sua cucina di famiglia per raccontarci come prepara dei deliziosi tortellini al cinghiale, protagonisti immancabili dei pranzi domenicali in famiglia a casa sua.
È domenica. Autunno, pioggia, malinconia.
E in frigorifero sono rimasti gli avanzi di un arrosto eccezionale… magari proprio di cinghiale.
E una famiglia che si annoia…
Allora, prima che tutti si rifugino nei videogiochi, propongo di preparare della pasta fatta in casa.
Tutti insieme: bambini, genitori, ospiti e, perché no, anche i vicini.
Perché preparare la pasta in casa è uno dei passatempi culinari più facili e gratificanti che ci siano.
Obietterete: «Ma mi servono attrezzature, ingredienti speciali… e poi, la pasta si può fare solo in Italia!»
Falso, assolutamente falso.
Per far comparire come per magia un bel piatto di pasta, non serve alcuna attrezzatura particolare: bastano un mattarello e un coltello da cucina.
Quanto agli ingredienti, basta una farina qualsiasi, qualche uovo, un filo d’olio d’oliva, se ne avete, e magari un po’ d’acqua. Nient’altro per preparare una pasta autenticamente italiana, degna del Parmigiano.
Ma torniamo ai tortellini al cinghiale.
Quella domenica mi era rimasto del cosciotto servito qualche giorno prima: una carne davvero eccellente.

Avevo intorno a me tre ragazzi (ormai grandi) con ben poco da fare. «Venite, prepariamo dei ravioli per cena». Tanto è bastato: eccoli tutti in cucina.
Sì, questi giovani amano cucinare e sanno anche farlo bene.
E sì, possiedo una macchina per la pasta e una rotella tagliapasta dentellata da 2 euro.
Naturalmente, anche farina e uova.
Mentre alcuni si mettevano a preparare l’impasto, noi altri ci siamo dedicati al ripieno.
A quel punto, abbiamo dato una bella occhiata al frigorifero: oltre agli avanzi di cinghiale, abbiamo recuperato pancetta, ricotta, Parmigiano, qualche erba aromatica e alcune specialità.
Se vi viene voglia di provarli, qui trovate la lista degli ingredienti.
Abbiamo tritato, rosolato e amalgamato il tutto, mentre l’altra squadra lavorava l’impasto: farina a fontana, un cratere al centro e le uova appena sbattute.
Una goccia d’olio d’oliva e, soprattutto, olio di gomito.
Hanno impastato tutto a mano, fino a ottenere un panetto liscio e lucido.
Era già passata un’ora. Il clima era allegro, conviviale e… decisamente poco pulito.
Perché, ovviamente, la legge di Murphy vuole che il ripieno trabocchi dalla padella e che la farina finisca dappertutto.
Ma questo non faceva che aumentare l’allegria, soprattutto perché ora bisognava infarinare il piano di lavoro per stendere la pasta.

È IL momento delicato, soprattutto quando si usa la macchina per la pasta.
Così abbiamo un po’ barato, lasciando le nostre sfoglie di pasta più spesse dei leggendari capelli d’angelo.
La parte più divertente è stata quando tutti si sono messi a farcire, ripiegare e tagliare i nostri tortellini.
Abbiamo dovuto arrangiarci un po’ per nascondere qualche difetto nella chiusura e le inevitabili macchie di ripieno.
Alla fine della seconda ora, eccoli lì: i nostri ravioli schierati sull’attenti sul piano di lavoro.

Mentre riposavano in perfetto ordine militare, la felice famiglia, con le mani lavate e i vestiti spazzolati, stappava un buon Prosecco: un aperitivo degno di quelle fiere creazioni di pasta.
Mentre l’acqua per quei soldatini si scaldava, qualcuno ha esclamato: «Ci siamo dimenticati del sugo!»
Per fortuna, si prepara in pochi minuti: dopo uno sprint finale, eccolo pronto esattamente insieme ai tortellini.
Per miracolo, mi era rimasto un tartufo in frigorifero e in cantina avevo una bottiglia di Barolo. Il tocco perfetto per completare uno splendido pomeriggio in famiglia e un grande classico della cucina italiana, riuscito alla perfezione.
Per le vostre domeniche piovose trascorse in casa, trovate la ricetta completa di questi tortellini sul mio blog, Tablonomie – la Cucina (Neo)classica.
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